“Si può amare una città, si possono riconoscere le sue case e le sue strade nelle proprie più remote o più care memorie; ma solo nell’ora della rivolta la città è sentita veramente come la propria città: propria, poiché dell’io e al tempo stesso degli «altri»; propria, poiché campo di una battaglia che si è scelta e che la collettività ha scelto; propria, poiché spazio circoscritto in cui il tempo storico è sospeso e in cui ogni atto vale di per se stesso, nelle sue conseguenze assolutamente immediate. Ci si appropria di una città fuggendo o avanzando nell’alternarsi delle cariche, molto più che giocando da bambini per le sue strade o passeggiandovi più tardi con una ragazza. Nell’ora della rivolta non si è più soli nella città.”
SPARTAKUS SIMBOLOGIA DELLA RIVOLTA – FURIO JESI
“Negli ultimi vent’anni ho sentito tanto gridare di Apocalisse che se oggi venisse davvero, ci vorrebbe del bello e del buono per riuscire a distinguerla dalla sorte quotidiana riservata agli uomini. […] Essere puri non significa separarsi dal mondo : se vuoi cambiare il mondo degli uomini devi viverlo. “”
Q-LUTHER BLISSET
“Le donne bisbigliano ancora all’orecchio dei bambini i canti che hanno accompagnato i guerrieri della resistenza alla conquista. A dodici, tredici anni i contadini conoscono il nome dei vecchi che hanno assistito all’ultima insurrezione e i sogni nei “douars”, nei villaggi non sono i sogni di lusso o di promozione agli esami che fanno i bambini delle città, ma sogni di identificazione a questo o quel combattente la storia della cui morte eroica provoca ancor oggi copiose lacrime.”
FRANTZ FANON – I DANNATI DELLA TERRA
“6. Lo spettacolo, compreso nella sua totalità, è nello stesso tempo il risultato e il progetto del modo di produzione esistente. Non è un supplemento del mondo reale, il suo sovrapposto ornamento. Esso è il cuore dell’irrealismo della società reale. Nell’insieme delle sue forme particolari, informazione o propaganda, pubblicità o consumo diretto dei divertimenti, lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante. E’ l’affermazione onnipresente della scelta già fatta nella produzione, e il suo consumo ne è corollario. Forma e contenuto dello spettacolo sono ambedue l’identica giustificazione totale delle condizioni e dei fini del sistema esistente. Lo spettacolo è anche la presenza permanente di questa giustificazione, in quanto occupazione della parte principale del tempo vissuto al di fuori della produzione moderna.”
Guy DEBORD – LA SOCIETÀ DELLO SPETTACOLO
“Parlare della fine del mondo non significa parlare della necessità di immaginare un nuovo mondo al posto di quello presente, ma un nuovo popolo: il popolo che manca. Un popolo che crede nel mondo e che lo dovrà creare con ciò che gli lasciamo di esso”.
Eduardo Viveiros De Castro, Déborah
Danowski – Esiste un mondo a venire? Saggio
sulle paure della fine
“La situazione potrebbe essere modificata da un incidente, ma, a meno che il riconoscimento di quanto viene fatto e di quanto viene impedito sovverta la coscienza e il comportamento dell’uomo, nemmeno una catastrofe produrrà il mutamento.”
FRANTZ FANON – I DANNATI DELLA TERRA
“UN’INSURREZIONE: non sappiamo nemmeno come potrebbe cominciare. Sessant’anni di pacificazione, di sospesione degli sconvolgimenti storici, sessan’anni di anestesia democratica e di gestione degli eventi hanno indebolito in noi la percezione schietta del reale e il senso partigiano della guerra in corso. Per cominciare, bisogna riconquistare questa percezione”
l’insurrezione che viene – comitato invisibile
“Se affermiamo che l’autonomia è, tra le altre cose, lo scarto qualitativo che scardina le esigenze proletarie dalle rotaie istituzionali, se diciamo che l’autonomia rappresenta l’inverarsi di una prospettiva rivoluzionaria che trova nel proletariato il proprio, unico, soggetto, se indichiamo nell’autonomia il bisogno e la possibilità di una ricomposizione di classe tessuta dentro il telaio dei bisogni proletari l’area, come sua qualificabilità di esperienze, di ipotesi e di contraddizioni, ne sancisce il suo essere movimento”
Il diritto all’odio. Dentro/fuori/ai bordi dell’area dell’autonomia
“Allora c’era un movimento fatto di donne e uomini che pensavano di cambiare il mondo. In modo radicale. Con una rivoluzione. Quelle donne e quegli uomini pensavano che cambiarlo potesse anche essere divertente. Anzi o era divertente o non valeva la pena. Tutto e subito. (…) Mi rivedo giovane e penso: ce l’hanno fatta pagare ma ci siamo divertiti un casino”
1977 insurrezione – paolo pozzi
“è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”
realismo capitalista – mark fisher
“D’ora in poi ogni nostra amicizia è politica”
appello – tiqqun
“abbiamo stigmatizzato il rischio e l’errore, incentivando così il conformismo e la ripetizione”
La furia delle immagini – Fontcuberta
“In che modo la società giunge a istituire una data ideologia a partire da un dato modo di produzione? In che modo un’ideologia debitamente costruita può peraltro retroagire su di un modo di produzione? Quali sono le mediazioni che permettono tali operazioni e ne assicurano il successo? Come mai vasti gruppi di individui vengono portati, in maniera ascosamente necessaria, a crede nelle stesse cose e a vivere tali loro credenze, a “consumarsele” quotidianamente non già come precisi prodotti storici, ma in modo (come si diceva) spontaneo o addirittura pseudo-naturale? Vengono subito in mente gli strumenti esteriori di tali gigantesche operazioni, come la scuola, la propaganda, i mezzi di comunicazione di massa, e andiamo dicendo. La loro descrizione è necessaria, ma non sufficiente. Bisogna penetrare nei meccanismi della formazione della coscienza degli individui, ma per così dire non dalla parte degli individui bensì da quella della società che li produce e condiziona. “
Ferruccio Rossi Landi – Ideologia
“La caverna non è l’unico mondo esistente e nemmeno l’unico possibile. E poiché nel modo di produzione postfordista le merci sono già le pareti di una caverna che si mostra come naturale ed eterna avere quella consapevolezza è decisivo”
Alfonso M. Iacono – Feticismo – in Lessico Postfordista. Dizionario di idee della mutazione
“Si può asserire che una cultura costituisce un corpo complesso di norme, simboli, miti ed immagini che penetrano l’individuo nella sua intimità, ne strutturano gli istinti, ne orientano le emozioni. Tale penetrazione si attua secondo rapporti mentali di proiezione e di identificazione polarizzati sui singoli, sui miti e le immagini della cultura come sulle personalità mitiche o reali che ne incarnano i valori. Una cultura fornisce dei punti di appoggio immaginari alla vita pratica, dei punti di appoggio pratici alla vita immaginaria”
Edgar Morin – L’industria culturale
“Il problema dei bisogni e dei consumi era per Marx strettamente legato a quello dell’autoestraniamento, al fatto cioè che l’uomo crei con gli oggetti che produce un potere che lo sovrasta e che non riesce a controllare. “
Hartmut Rosa – Accelerazione e alienazione. Per una teoria critica del tempo nella tarda modernità
“Chi vuol durare e persistere, non deve porgere ascolto al richiamo dell’irrevocabile, e può farlo solo in quanto non è in grado di ascoltare. È ciò a cui la società ha provveduto da sempre. Freschi e concentrati, i lavoratori devono guardare in avanti, e lasciar stare tutto ciò che è lato. L’impulso che li indurrebbe a deviare va sublimato – con rabbiosa amarezza – in ulteriore sforzo.”
T. W. Adorno, M. Horkheimer – Dialettica dell’Illuminismo
“il carattere distruttivo conosce solo una parola d’ordine: creare spazio […] L’esistente lui lo manda in rovina non per amore delle rovine ma per la via che ci passa attraverso.”
Walter Benjamin, Il carattere distruttivo, 1972
“La caverna non è l’unico mondo esistente e nemmeno l’unico possibile. E poiché nel modo di produzione postfordista le merci sono già le pareti di una caverna che si mostra come naturale ed eterna avere quella consapevolezza è decisivo”
Alfonso M. Iacono – Feticismo – in Lessico Postfordista. Dizionario di idee della mutazione
