Per quanto differenti siano le dinamiche di movimento da quelle prettamente statunitensi trattate nel video, questo video-saggio ci sembra un contributo notevole anche per il panorama italiano. Ci teniamo a diffonderlo anche nei nostri ambiti. Ci sembra interessante sia l’utilizzo di un medium di questo tipo, sia l’analisi trattata. Cerchiamo qui di sottolineare alcuni dei punti salienti del saggio e di contestualizzarli al panorama italiano. Inseriamo poi degli estratti dalle dieci tesi così come una parziale bibliografia del materiale di cui si parla nel video.
Sull’organizzazione
La proposta organizzativo politica che porta potrebbe forse essere immaginabile anche all’interno del nostro contesto, anzi potrebbe essere più facilmente replicabile in italia, dove i luoghi di incontro e di organizzazione, dai centri sociali ai circoli, esistono. Dove quella che è assente è sopratutto una seria proposta, una capacità organizzativa da parte di quella compagine che si riconosce nelle tensioni rivoluzionarie, che si riconosce nella volontà di costruire o inserirsi all’interno di dinamiche di conflitto reale, ma che è carente di una rete reale. Che si scontra con l’assenza, anche voluta, di una struttura riconoscibile come quella di altre aree politiche. Carente è anche da noi, come nel contesto
“Non sto dicendo che l’organizzazione formale sia l’unico metodo o anche solo il modo consigliabile per svolgere i compiti del momento. Dico solo che nell’ecologia del movimento statunitense la presenza di formali organizzazioni rivoluzionarie è gravemente carente.
Allora come si inizia? Se questo tipo di organizzazione è necessaria per la rivoluzione, se è necessario per avere il potere di sopportare il presente, per fermare un genocidio, per definire e dare seguito agli obiettivi, e se è assente nel nostro contesto, da dove cominciamo? Come creiamo qualcosa dal nulla o da una massa amorfa di amicizie, polecole, pulsioni libidiche, e fiere del libro tranquille e sane? Ancora una volta, suppongo che si possa solo provare qualcosa e fallire meglio ogni volta.”
La critica modellata su quella di Yaki di una organizzazione che produca lotta armata senza una base di massa, di questi gruppi che feticizzano le tattiche militanti, di questi gruppi che sono avanguardia senza retroguardia (un discorso che Yaki, membro del Black Liberation Army, porta al proprio gruppo come a le RAF e le BR o i Weather Underground). Questa carenza strategica, quest’idea di gruppi le cui azioni ispirerebbero le masse a rivoltarsi senza una organizzazione rivoluzionaria che colmi il divario, è oggi la base di un certo tipo di movimento anarchico in italia e altrove, così come d’altra parte molti sono i gruppi che si concentrano solamente su di un piano pubblico pseudoriformista.
Sulla dinamiche pacificatorie di movimento
Spesso in italia le dinamiche pacificatorie si nascondono maggiormente all’interno di repliche spettacolarizzanti del conflitto, certo non abbiamo esattamente i servizi di polizia di movimento quali sono i marshall negli stati uniti, con i loro giubbotti catarifrangenti, ma non sono certo assenti i servizi d’ordine ai cortei atti a pacificare il corteo e non certo a difenderlo. Dove sono finiti i tempi d’oro in cui il servizio d’ordine era composto da linee di corteo armati di caschi e bastoni, che serviva a difendere il corteo dalla polizia? Sebbene talvolta sfruttando la stessa estetica (ma non mancano certo gli esempi in cui pure nell’estetica ci si rifà al modello usa dei giubbottini catarifrangenti) ormai il servizio d’ordine serve solamente a mantenere la manifestazione all’interno delle linee stabilite, all’interno del percorso (probabilmente autorizzato dalla questura), ad impedire scritte, danneggiamenti e vandalismi, e a tornare tutti a casa con la sensazione catartica di aver fatto qualcosa pure oggi. Sì la forma è diversa dalla manifestazione con i cartelli negli stati uniti, magari siamo più abituati a una certa estetica del conflitto. Ma grazie a vent’anni di instancabile lavoro di frange disobbedienti e non solo, non sappiamo più a cosa assomigli il conflitto reale.
Anche nell’ultimo ciclo di manifestazioni pro-pal in Italia non sono certo mancati i pompieri di turno sebbene le dinamiche siano state diverse, almeno in parte, a quelle a cui siamo abituati [per un approfondimento su questo tema rimandiamo a questo testo]. Anche qui spesso utilizzando la narrazione identitaria (è “l’entità palestinese” a dover decidere cosa si fa in corteo) servizi d’ordine di giovani volenterosi, spesso inseriti nelle strutture cittadine di vecchia data, hanno attaccato chi usciva dai ranghi, chi voleva danneggiare una vetrina di un Carrefour, una sede di Leonardo SPA o attaccare la polizia.
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Tesi 1: L’avanguardia come una funzione di innovazione
Il vero sentiero rivoluzionario è osservabile solo con il senno del poi. L’obiettivo dei rivoluzionari è impegnarsi in sperimentazioni coraggiose per poter espandere le capacità rivoluzionarie tracciando con successo nuove possibilità. I rivoluzionari possono diventare un distaccamento avanzato o un’avanguardia nel senso originale del termine. Il compito delle organizzazioni rivoluzionarie è chiudere il gap tra il distaccamento avanzato e il resto della popolazione rivoluzionaria . Lanciando il 7 ottobre 2023, ciò che potremmo vedere come l’inizio di una rivoluzione globale, la resistenza palestinese è diventata questo distaccamento avanzato
Tesi 2: Gli Hashtags sionisti di oggi, il giudeobolscevismo di ieri
L’Olocausto di Gaza è un progetto americano bipartisan. Mentre l’amministrazione Trump è felice di cedere il terreno narrativo ai lunatici di Israele,l’ala progressista della controinsurrezione è intenzionata a isolare Hamas dalla popolazione palestinese, descrivendolo come uno spettro analogo all’ISIS come gruppo di stupratori terroristi fanatici che non merita altro che distruzione. […] il mito dello stupratore palestinese si è cementato come narrazione unificante della classe dirigente.
Uno sguardo alla narrazione genocida della storia potrebbe rivelare come cambia nel tempo. […] è stata principalmente la fazione liberale a dimostrare al mondo intero che la lotta militante è l’unica difesa dall’annientamento.
Mentre Israele torna negli ospedali già distrutti per distruggere qualsiasi infrastruttura medica sia stata recuperata o riassemblata, i video di Qassam mostrano che è solo la resistenza palestinese con i loro cecchini, gli AK47, IED, RPG e proiettili di mortaio che sono disposti e in grado di offrire protezione ai pazienti disabili indifesi e all’ultimo personale medico di una popolazione stremata dal genocidio.
Tesi 3: Il ritorno di Basil Al-Aʿraj
A livello interno negli Stati Uniti, preesistenti formazioni identitari, gruppi religiosi, ONG e organizzazioni comunitarie che si dedicano a incanalare la rabbia popolare riguardo il genocidio verso la protesta civile. Proprio come i sionisti non esitano a strumentalizzare il femminismo per diffamare la resistenza questi gruppi strumentalizzeranno la politica dell’identità per mantenere il controllo sulle proteste di massa.
Ma Al-Aqsa flood ha mostrato che aspetto ha la resistenza. è il lavoro dei rivoluzionari quello di abbattere queste narrative controinsurrezionarie. Gli scritti di Basil Al-A’raj e Frantz Fanon sono istruttivi in questo senso: durante il primo anno del genocidio la società civile e i gruppi di attivisti hanno tenuto raduni e marce gigantesche il cui effetto era in sostanza quello di pacificare le masse. Con l’avanzare dell’anno, si sono mossi verso campagne elettorali come il Movimento per il voto Non Impegnato.[..] Ogni volta che le persone spingevano per una escalation nell’azione per Gaza, questi gruppi usavano accuse di razzismo o safetyist come nozioni per il mantenimento della sicurezza per le persone nere. Pregiudizi di genere, di abilismo, qualunque cosa potesse funzionare, data la posizionalità degli accusatori e degli accusati, per poter abbassare la tensione.
Nel mio primo video saggio, ho discusso del fenomeno degli IDpsyops* questo rientra perfettamente nella categoria tutto questo secondo la sua stessa logica come razzista, abilista e condiscendente. Rafforza la narrazione del salvatore bianco così come i paradigmi razziali e di genere che sono stati stabiliti dallle stesse istituzioni che sembrano voler condannare. Ma più urgentemente, come dice Idris Robinson, tutte le proteste civili nel nord del mondo sono predicate sulla base del genocidio e sulla Palestina. Tutti i tentativi di de-escalation qui consentono il genocidio della gente di colore lì.
*si riferisce all’operazione psicologica con cui lo stato coloniale manipola l’identità e la politica dell’identità per reprimere le insorgenze. Questo non significa negare che il capitalismo basa il proprio modello oppressivo non solo sulle differenze di classe ma anche su quelle di genere e di “razza” ma significa che non dobbiamo accettare narrazioni pacificatorie riguardo a questo. Ne parleremo in maniera più approfondita in altri contesti in questo blog
Tesi 4: il ritorno della operazione psicologica dell’identità politica
di come
meglio organizzati sono gli affiliati allo Stato e le organizzazioni politiche identitarie (che possiamo chiamare l’apparato del movimento sociale), più è probabile che il movimento sia stordito, e che le forze anti-genocidio incontreranno più barriere. C’è un tira e molla ciclico tra burocrati identitari e autonomi,tra insurrezionalisti e l’apparato del movimento sociale, tra la resistenza e la controinsurrezione. Comprendere questi meccanismi è fondamentale per prevenirli dal ripetersi nel ciclo successivo.
Tesi 5: Il segreto in realtà è iniziare È ora per i rivoluzionari seri in questo continente di studiare da vicino — e sperimentare con — forme organizzative rivoluzionarie.
Lake Effect Collective o una proposta di struttura organizzativa
Tesi 6: Una cultura della resistenza La capacità di reagire deve diventare non eccezionale e accessibile a una nuova generazione di rivoluzionari.
Tesi 7: Mtaktak dobbiamo essere tattici. Le nostre tattiche devono trasgredire il tradizionale teatro di guerra
La responsabilità dei rivoluzionari è di porre una piattaforma sociale comprensiva che affronta problemi mentali e salute fisica, istruzione, servizi sociali di ogni genere, benessere economico, la produzione e la distribuzione di cibo e vestiario, alloggio adeguato e così via. La mia argomentazione qui è che tutte queste forme possono e devono essere viste come una tattica di una strategia rivoluzionaria.
L’Impero opera da tempo secondo questa logica,come dimostra la teoria della controinsurrezione,[…] La resistenza palestinese capisce anche questo.
Tesi 8: I nostri sogni sono i loro incubi l’impero è, inanzitutto e prima di tutto una funzione
[l’impero] Opera logisticamente ma anche relazionalmente, impiega eserciti ma anche controinsurrezione. È più un’idra che un drago.Potresti pensare di tagliargli la testa, ma dal ceppo cresceranno due teste.
Per sconfiggerlo, devi affrontarlo sia logisticamente schiacciando il tutto, ma anche simbolicamente abolendone la logica.
[…] Comprendere il nemico come una funzione può aiutarci a eliminare il dogma e a chiarire alcuni momenti di confusione.
Quindi il nemico non è la polizia come istituzione di per sé,ma l’atto di polizia come funzione dell’impero. […] Per l’impero, non importa chi fa l’attività di polizia finché l’attività di polizia viene svolta.
Allo stesso modo, per utilizzare uno dei tanti concreti esempi decolonizzare l’India per ristabilire uno stato castale suprematista capitalista e bianco che rimane vincolato alle potenze occidentali non dovrebbe assolutamente essere visto come una vera e propria decolonizzazione se dobbiamo pensare seriamente alla sconfitta del nostro nemico.
Tesi 9: Palestina: il cuore di una struttura rivoluzionaria
Mentre l’impero opera a livello globale e come la storia insurrezionale ha dimostrato la rivoluzione sarà uno scontro internazionale con l’alluvione di Al-Aqsa. La resistenza palestinese ha inflitto un colpo iniziale in questa battaglia, rompendo la superficie dell’egemonia imperiale.
La Palestina non è una semplice questione di politica estera. È al centro della lotta rivoluzionaria. Israele, d’altra parte, è la sua inversione, un grottesco elemento centrale dell’impero.
Tesi 10: Rivoluzione o morte
Alleghiamo i riferimenti ai testi e materiali di approfondimento citati nel video, nell’edizione italiana quando disponibili:
_Tiqqun “Come fare” (pp 55 di questo pdf)
_Idris Robinson “Come sarebbe da fare”
_TIP OF THE SPEAR: LOOKING BACK ON “LOOKING
BACK,” JAMES “YAKI” SAYLES, AND ORGANIZING
POLITICS UNDERGROUND (pp 46 di questo pdf)
_Grace Lee Boggs
_Blowback podcast
_Rodrigo Nuens “Nè verticale né orizzontale”
_Joe Freedman “La tirannia dell’assenza di struttura”
_Tiqqun “introduzione alla guerra civile”
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